lavoro e periferie

discutiamone con:
Ascanio Celestini, Vezio De Lucia, Marco Lodoli,
Walter Schiavella
partecipano tra gli altri:
ADRIANO LABBUCCI, GIULIO MARCON, SANDRO MEDICI, LUIGI NIERI, FRANCO OTTAVIANO, ALESSANDRO PORTELLI, GIGI SULLO,
coordina:
ROBERTO SCIACCA
“Le periferie tagliate fuori dal nuovo Rinascimento”, articolo recentemente pubblicato sulla cronaca romana de “La Repubblica” dallo scrittore Marco Lodoli, offre lo spunto per chiederci cosa succede a Roma.
Partendo dall’omicidio di Renato Biagetti si lanciava l’allarme sulla situazione delle nostre periferie. Neanche un mese dopo le violenze al Trullo confermavano quell’analisi.
Siamo stati e siamo tuttora convinti sostenitori della giunta Veltroni, ma avvertiamo l’esistenza di questioni aperte ed irrisolte: in particolare lo stato delle periferie e la precarizzazione del lavoro.
Roma in questi anni è cresciuta economicamente e culturalmente ma i frutti non si sono equamente redistribuiti. Anzi le distanze appaiono aumentate con le periferie sempre più lontane dal centro storico, che al tempo stesso si svuota di residenti, mentre aumentano a dismisura bar e ristoranti: 154 negli ultimi tre anni con la conseguente occupazione di ogni spazio pubblico.
Se si vuole invertire questa doppia tendenza, non sono sufficienti le politiche fin qui seguite, c’è bisogno, innanzi tutto, di rimettere al centro un’idea di Roma.
L’ultimo importante progetto di sviluppo urbanistico risale al Progetto Fori di Cederna – Petroselli - La Regina. Quel progetto, che prevedeva un grande “cuneo verde” dai Fori fin sotto i Castelli, a vent’anni di distanza è rimasto lettera morta e invece rappresenta ancora oggi un’idea straordinaria per ridare qualità urbana e ambientale riconnettendo centro e periferia.
Così come c’è bisogno di guardare dentro i dati macroeconomici per scoprire quanto lavoro precario c’è, quanta insicurezza permane. Tutto carburante che alimenta paure e chiusure.
Spesso, anche in questa città i diritti fondamentali delle persone che lavorano vengono negati, violati o considerati accessori, al contrario sono un fattore essenziale della tenuta e della civiltà di una comunità.
Il Comune deve essere in prima fila nel realizzare migliori condizioni di tutela e di stabilità del lavoro a partire dalle proprie istituzioni e dalle imprese ad esso collegate.
Ancora non ci siamo.
Per noi il “Laboratorio Roma” non si misura né tanto meno si esaurisce con le buone performances economiche (PIL, aumento del turismo, apertura cantieri) o con i grandi eventi. Per noi il concetto di ben-essere chiama in causa anche altri fattori: i diritti delle persone, sia individuali che sociali; il riconoscimento dei beni comuni che vanno sottratti alle logiche di mercato; la qualità urbana e ambientale; la partecipazione dei cittadini e delle cittadine alle scelte. Tutto questo deve essere messo al centro dell’agenda politica del Campidoglio con più convinzione e decisione di quanto fatto sinora.
Oggi tutto questo è più possibile perché si può contare su una piena sintonia tra i governi locali e quello nazionale. Un’occasione che non deve sfuggire per attuare un cambio di passo a partire, noi pensiamo, dai temi qui accennati. Altrimenti frasi come”coniugare sviluppo e solidarietà” rischiano di diventare parole sempre più vuote e prive di significato.
Perchè ciò si realizzi riteniamo che la sinistra politica, sociale e culturale di questa città debba impegnarsi a costruire occasioni di confronto ed iniziative comuni; l’auspicio è che questo nostro incontro possa essere il primo di un percorso partecipato con tutte le realtà interessate.
