Anno II Numero 210 del 29/07/2010

appello per la Nigeria

APPELLO PER LA NIGERIA

 riunione Casa delle Culture   15 GENNAIO 2007  ORE 18

care/i,
in questi mesi la situazione in Nigeria è diventata davvero esplosiva. Sul Delta del Niger da decenni si consuma una guerra a bassa intensità che fa le sue migliaia di vittime e che giornalmente continua a distruggere e calpestari i diritti delle popolazioni locali. La multinazionale italiana ENI è una delle principali responsabili delle devastazioni compiute in Nigeria. La popolazione nigeriano porta avanti varie forme di resistenza e continua a rivendicare il rispetto dei propri diritti. Il movimento guerrigliero per l'emancipazione del Delta del Niger, MEND, ha compiuto una serie di azioni, tra le quali il sequetro di numerosi lavoratori delle multinazionale coinvolte nelle devastazioni nel Delta, tra questi vi sono tre italiani che lavorano per l'ENI. Purtroppo su questa vicenda vi è un grave silenzio o in altri casi un'informazione completamente fuorviante o errata.
Insieme abbiamo scritto un appello che credo abbiate tutti voi ricevuto e che comunque vi rialleghiamo qui di sotto. Crediamo sia quanto mai urgente incontrarci per discutere su cose la società civile italiana può fare per contribuire alla liberazione dei tre italiani, per cercare di sostenere le giuste rivendicazioni dei popoli del Delta del Niger e per far intervenire il governo italiano su una vicenda che coinvolge la principale impresa del nostro paese. L'ENI è ancora per il 30% di proprietà del governo. L'ENI nonostante le buone intenzioni e gli accordi firmati per il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente, continua a portare avanti una politica di guerra e di sfruttamente.
Per questi motivi e per elaborare una proposta e delle iniziative comuni, ci incontreremo lunedì 15 gennaio presso la Casa delle Culture in via di San Crisogono 45, Roma, alle 18:00.
augurandoci che possiate tutti essere presenti,
un abbraccio a tutti e a tutte.

Alex Zanotelli e Giuseppe De Marzo

Appello per la liberazione dei tecnici rapiti in Nigeria
e per riconoscere i diritti dei nigeriani alla vita,
alla salute e alla libertà

LIBERARE GLI OSTAGGI,

DISINQUINARE I NIGERIANI

Il 7 dicembre 2006 sono stati rapiti in Nigeria Francesco Arena, Roberto
Draghi, Cosma Russo e il libanese Imad Saliba, tecnici ENI che si occupavano
dell'estrazione del gas naturale nell'area del delta del fiume Niger.

Il rapimento è stato rivendicato dal MEND (Movement for the Emancipation of
the Nigerian Delta).

A un mese dal rapimento facciamo appello al governo italiano perché si
attivi concretamente ed in modo efficace per la liberazione degli ostaggi.

Ormai è chiaro che il Mend non chiede denaro per il rilascio dei rapiti.

Il Mend è un movimento politico e chiede il riconoscimento politico delle
sue ragioni.

Il Mend è sorto per opporsi allo sfruttamento brutale e violento delle
risorse nazionali della Nigeria da parte delle multinazionali. Da tempo le
popolazioni del delta del Niger - la zona della Nigeria in cui viene
estratto il petrolio e il gas naturale - sono sottoposte ad una dura
repressione. A causa di trivellazioni realizzate senza alcun rispetto
dell'ambiente, la terra viene inquinata, così pure l'aria e l'acqua. Immensi
roghi di gas devastano e inquinano l'ambiente. L'agricoltura è compromessa,
le falde acquifere sono state avvelenate, la gente si ammala e muore di
cancro per i fumi inalati.

Nel delta del Niger è in atto una catastrofe ecologica.

Il Mend è un movimento composto prevalentemente da cristiani che, dopo aver
invano tentato di far valere le proprie ragioni con mezzi pacifici, hanno
deciso di cacciare le multinazionali responsabili di questa catastrofe. Il
petrolio e il gas non hanno portato benefici alla gente della Nigeria. Solo
una ristretta elite al governo si è arricchita a scapito della maggioranza
della popolazione che è stata invece perseguitata, impoverita e inquinata.

Dobbiamo ricordare che in Nigeria il 10 novembre 1995 fu impiccato Ken Saro
Wiva assieme ad altri attivisti per la difesa dell'ambiente.

Ken Saro Wiwa era un poeta, un drammaturgo, un attivista dei diritti umani,
e per questo fu candidato al Nobel per la pace.

Egli guidava la ribellione pacifica e nonviolenta contro le multinazionali
delle popolazioni del delta del Niger (gli Ogoni). Gli Ogoni chiedevano la
ripulitura delle fuoriuscite di petrolio e dei residui tossici e un compenso
per i danni subiti. Per tutta risposta il governo nigeriano distrusse, dal
1993, 20 città degli Ogoni, uccidendo 1800 persone e creando 50.000 senza
tetto. Da allora la repressione del governo nigeriano - al servizio delle
multinazionali del gas e del petrolio - è stata terribile.

Mentre era in atto un boicottaggio internazionale contro la Shell, accadde
una cosa che ci tocca molto da vicino. Infatti l'Eni, grazie ai suoi buoni
rapporti con il governo della Nigeria, concluse un consistente contratto per
ottenere una fornitura di gas naturale liquefatto, destinato ad alimentare i
rigassificatori italiani.

Tutto questo è immorale.

Lo dobbiamo denunciare e vorremmo che questo tipo di informazione potesse
girare. Ciò permetterebbe al pubblico di capire meglio il problema dei
tecnici italiani che lavorano nel delta del Niger. Solo così possiamo
spiegarci il risentimento delle popolazioni locali nei nostri confronti e il
rischio che corrono i tecnici italiani, i quali vengono mandati allo
sbaraglio in Nigeria e rischiano la propria vita in un contesto
assolutamente inospitale.

Solo comprendendo questa rabbia delle popolazioni locali possiamo fare un
passo per la liberazione dei tecnici rapiti in Nigeria.

Noi non accettiamo i metodi violenti del Mend ma riconosciamo che il Mend ha
molte ragioni dalla sua parte.

Noi dobbiamo rimuovere la nostra violenza economica - spalleggiata dalla
violenza repressiva del governo nigeriano da noi sostenuto - a cui i
guerriglieri rispondono con la violenza delle armi.

Crediamo che solo attraverso un dialogo serio, che cominci a riconoscere,
comprendere e a rimuovere le cause della ribellione, si potrà ottenere la
liberazione dei lavoratori rapiti.

Pertanto chiediamo una equa soluzione della controversia che porti ad una
bonifica ambientale pagata dalle imprese multinazionali, ad un risarcimento
delle popolazioni locali per i danni subiti, ad una politica che consenta ai
più poveri di beneficiare dello sfruttamento delle risorse e ad un rilascio
di chi è stato ingiustamente arrestato.

Noi siamo impegnati affinché le famiglie dei rapiti possano riavere presto i
propri cari a casa. E, al contempo, siamo impegnati perché le popolazioni
della Nigeria non debbano più essere inquinate, represse e uccise in nome
del gas e del petrolio.

Chiediamo - a chiunque condivida questo appello - di firmarlo e farlo
giungere al governo italiano.

Sulla politica del Ministero degli "Affari" esteri deve prevalere una
politica per i diritti umani.

Tali diritti universali devono sempre precedere la logica degli affari e del
profitto.

In nome di questi principi sosteniamo la liberazione dei tecnici rapiti.

Padre Alex Zanotelli - missionario

Giuseppe De Marzo - Associazione A Sud

Alessandro Marescotti - PeaceLink, rete telematica per la pace
Per firmare questo appello scrivere a:
*volontari@peacelink.it

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