Assemblea Tesseramento 2007
CASA DELLE CULTURE DI ROMA
uno spazio pubblico per la città
17 aprile ore 18,30
ASSEMBLEA TESSERAMENTO 2007
PROPOSTE DI PROGRAMMA
E' INIZIATO IL TESSERAMENTO
Linee di programma
Nelle ultime Assemblee pubbliche abbiamo deciso di avviare una nuova fase della vita della Casa delle culture. Determinare le condizioni per dare maggiore continuità alle nostre molteplici attività, sollecitare tutti coloro che , nel corso degli anni, vi hanno partecipato e concorso, a condividerne l¹ ideazione e la promozione. Un passaggio che intendiamo affrontare a partire da quello che la Casa delle culture ha rappresentato e rappresenta nella realtà cittadina e al tempo stesso misurandoci e relazionandoci con il contesto associativo, sociale , politico e istituzionale romano e nazionale.
La proposta di tesseramento che abbiamo avanzato non è una scelta meramente organizzativa ne sottintende l¹idea di dare alla Casa delle culture la fisionomia di un gruppo identitario. Al contrario vuole rendere protagonisti tante amiche e amici di una esperienza che si è sempre più caratterizzata come uno "spazio pubblico", aperto e plurale. Coinvolgere davvero, chiamare a decidere, a partecipare significa anche dare una forma , costruire specifici ambiti di discussione e di decisione, per questo indichiamo un preciso percorso : dare avvio al tesseramento 2oo7 e promuovere per l¹autunno- inverno di quest'anno l'assemblea dei soci per aggiornare, se necessario , lo Statuto dell¹associazione che ormai risale al 1984, e decidere le varie cariche associative.
Il dibattito svolto nelle assemblee ha posto diverse questioni. Le finalità dell'associazione : le caratteristiche del tesseramento; il programma ; il contesto nel quale dobbiamo svolgere la nostra attività.
Il gruppo di coordinamento che sinora ha gestito la Casa delle culture, avvalendosi di nuovi contributi , ne ha discusso approfonditamente e cercato di sintetizzare alcune linee programmatiche di fondo. Un primo lavoro che va ulteriormente precisato e arricchito avvalendosi di molti contributi e con le iniziative che svolgeremo in vista dell'Assemblea dei soci dell'autunno- inverno.
Tre gli assi di questa prima discussione:
1) la natura dell'associazione e le sue finalità ;
2) il ruolo della Casa delle culture nel dibattito sulla cultura della sinistra;
3) il suo ruolo nel contesto culturale, politico, sociale della città.
L'associazione e le finalità
La Casa delle culture di Roma impronta la sua attività e le sue modalità associative all¹esperienza della Casa della cultura , nata nel 1962, e alla sua successiva modificazione in Casa delle culture. Esperienze che nel corso degli anni , pur mantenendo le originarie peculiarità , hanno cercato di modellarsi e interpretare i mutamenti intervenuti nel campo vasto delle culture della sinistra, politica e sociale, nel rapporto fra intellettualità e impegno civile.
Con la stessa denominazione di Casa delle culture, assunta nel 1993, si è voluto sottolineare il carattere plurale dell'associazione : uno "spazio pubblico " aperto al confronto, al dialogo e alla contaminazione fra culture ed esperienze soggettive e collettive diverse. Tutto ciò per contribuire attraverso le sue attività a far crescere un punto di vista critico rispetto ai modelli liberisti e ai fenomeni della globalizzazione. Per contribuire a una consapevole partecipazione alla vita pubblica e allo sviluppo di una democrazia per e di tutti , in particolare per i soggetti più vulnerabili.
Queste premesse definiscono le le finalità dell'associazione, che possono essere così riassunte:
a) favorire il rapporto fra intellettuali, intellettualità diffusa , impegno civile e pratiche politiche;
b) sviluppare un dialogo permanente e proficuo fra tutte le culture che oggi si confrontano nella sinistra, politica, sociale di movimento;
c) dare voce a tutte le forme di esclusione o di marginalizzazione ;
d) promuovere e diffondere significative esperienze prodotte nei vari campi delle manifestazioni culturali e artistiche, con particolare riferimento alla sperimentazione, ai giovani artisti e operatori culturali.
L¹associazione ha carattere cittadino e nazionale, è composta da soci singoli , indipendentemente dalla loro appartenenza a partiti, associazioni e movimenti. L¹associazione deve essere agita e percepita come uno "Spazio pubblico" , aperto e partecipato. Autonoma sia dai partiti che da altre forme associative organizzate. Autonoma ma non indifferente ai partiti, al loro dibattito e alla loro riforma come parte integrante della riforma più generale della politica.
L¹attività della Casa delle culture è fondata principalmente sul volontariato e sull¹autofinanziamento. Le fonti del sostegno economico all¹associazione sono: le quote associative ; le sottoscrizioni ; le attività teatrali ; l'ospitalità offerta a partiti, associazioni, movimenti, case editrici, ecc. Tutti i soci , compatibilmente ai loro impegni , possono e debbono contribuire all'attività quotidiana della Casa delle culture, alla formulazione di specifiche proposte di iniziativa corredate da idoneo progetto di autofinanziamento e a costruire un'ampia rete di relazioni attorno all' associazione.
Le attività della Casa delle culture possono essere così schematizzate:
a) diffusione e promozione delle attività culturali, teatro, mostre, eventi
b) presentazione di libri;
c) convegni, dibattiti, forum;
d) corsi di formazione, laboratori, gruppi di studio ;
e) iniziative tematiche ;
f) partecipazione e/o collaborazione con altre associazioni;
g) ospitalità.
I programmi annuali sono decisi dall¹assemblea dei soci , la loro gestione è affidata ad un comitato esecutivo . Le decisioni sono ispirate alla ricerca del consenso. Il comitato esecutivo si avvale e promuove specifici gruppi di lavoro; comitati scientifici e tutte le forme che possono concorrere alla piena valorizzazione delle competenze e soggettività interne ed esterne all¹associazione. Un apposito gruppo di lavoro dovrà seguire il rapporto con associazioni e movimenti presenti nella città, questo per costruire insieme una rete di relazioni, ipotizzare collaborazioni, proporre e attuare coproduzione di iniziative.
La cultura della Sinistra
La Casa delle culture , sin dalla sua origine nel 1962, è parte integrante della più generale storia della sinistra , anzi da sempre dell¹insieme delle sinistre. Vi ha partecipato con la sua specificità attraversandone le varie stagioni, il suo divenire , le sue mutazioni. Lacerazioni dolorose , fratture e scomposizioni politiche non hanno fatto mai venir meno i suoi compiti primari : mantenere vivo il confronto e il dialogo fra diverse opzioni politiche , prestando attenzione al nuovo che emergeva nella sinistra politica e sociale. Sollecitare la riflessione e il dibattito senza rimanere imprigionati nella mera registrazione della geografia in cui si articolavano e si dividevano le forze politiche della sinistra.
Di questi percorsi attraversamenti è testimonianza il nostro Archivio. Gli anni della fondazione , il primo centro- sinistra , il Comitato contro la guerra del Vietnam, l¹impegno degli intellettuali romani nella battaglia antifascista, l¹esplosione del movimento studentesco , gli anni Settanta , le lotte operaie a Roma, lo scontro fra il Pci di Berlinguer e il Psi di Craxi, e infine l¹ 89 con tutto ciò che quella data ha comportato nella vicenda delle sinistre. Documenti che formano non solo un patrimonio storico da sistematizzare e arricchire ma Memoria della città , della sinistra, degli intellettuali romani e del loro impegno. C'è da augurarsi che si formi uno specifico gruppo di soci che lavori a questa ricostruzione.
In ogni fase di questo lungo e accidentato percorso, fatto di risultati ma anche di sconfitte , di appuntamenti esaltanti e di momenti difficili, la Casa delle culture ha guardato al campo vasto della sinistra senza schematismi d¹appartenenza , senza semplicistiche riduzioni ( come massimalismo- riformismo, governo-conflitti, partiti- movimenti e via dicendo ) , bensì alla sua complessa articolazione . La Sinistra senza aggettivi. Un mosaico pluriforme, un arcipelago in continua e perenne mutazione in cui di volta in volta hanno fatto irruzione attori diversi: soggetti politici e sociali, intellettuali, movimenti per loro stessa natura eterogenei, eresie di pensiero e di prassi che troppo spesso si sono arenati in processi di costruzione di identità chiuse, in organismi protesi a escludere più che a includere. La sbandierata "contaminazione", usata in tanti documenti politici, si è spesso tradotta in ambiguo eclettismo o in nuove autoreferenzialità piuttosto che inventare una nuova e più alta forma di ricomposizione plurale e di diversi.
E¹ stata la consapevolezza della ricchezza e pluralità delle culture che , nonostante la crisi della politica e la vittoria del neoliberismo, si erano manifestate nel corso della temperie degli anni Ottanta , non riassumibili nella nuova configurazione che assumeva la sinistra politica con la nascita del Pds e di Rifondazione comunista a determinare la nuova forma assunta dalla Casa della culture nel 1992-93.
Alla forma simbolica , contenuta nel cambio di denominazione Casa delle culture, si è unito un atto di forte discontinuità: la totale autonomia finanziaria e organizzativa dalle forze politiche della sinistra. Autonomia come sguardo critico, oltre ogni bandiera di parte. Autonomia come domanda costante sui confini della Sinistra, molto più estesi delle sue espressioni partitiche e non identificabili solo nei movimenti che ad essa si richiamano. Autodeterminarsi quindi come spazio aperto e pubblico in cui tutte le istanze delle sinistre potessero avere diritto di cittadinanza.
Gli stessi uomini e donne che nel corso degli anni ne hanno garantito, con lavoro volontario, la sopravvivenza e la continuità, hanno immesso le proprie culture di provenienza e hanno accettato e incrementato la logica perenne del mettere in discussione l¹esistente, dell¹evidenziare nodi critici, del cercare di affrontare sia questioni di carattere generale sia vertenze e conflitti locali, con uno spirito plurale e non prevenuto.
Un laboratorio del pensare e dell'agire culturale, politico , artistico, sociale, nel tentativo di affrontare gli scenari che via via si aprivano , utilizzando categorie non percorse, sperimentando e provando a sedimentare l'idea mai statica di identità aperte e in perenne ridefinizione. Un tentativo, sia pure molto informale, di democrazia consensuale come presupposto di quel bisogno di democrazia partecipata anche nella gestione di uno spazio pubblico che ha trovato la sua massima espressione da Seattle in poi e nelle varie stagioni dei movimenti. Determinare con il metodo del consenso le proprie attività, prestare attenzione e capacità di ascolto alle proposte che arrivano da quella intellettualità sommersa e spesso non considerata, nella convinzione che le varie forme artistico culturali e le culture delle sinistre hanno diverse e complesse modalità espressive.
Dopo gli anni dell¹opposizione al berlusconismo, nonostante le imponenti manifestazioni, l'enfasi sul popolo delle primarie , si è riusciti ad ottenere una risicata vittoria della coalizione di centro-sinistra . Oggi assistiamo al procedere difficile, ansimante del governo Prodi . Deluse molte delle speranze accesse dalla stagione dei movimenti. Molte questioni poste restano aperte e persino suscettibili di ulteriori arretramenti. Molte questioni non affrontate compiutamente in sede programmatica si ripresentano con tutta la loro acutezza . Lo sfondo preoccupante resta la crisi della politica con tutte le sue declinazioni , dagli aspetti istituzionali alla vita dei partiti, dalle vicende economiche agli scenari mondiali. Nodo cruciale la politica estera in particolare il grande tema della Pace, su cui si registra una vera e propria rottura fra governo, forze della sinistra e settori non marginali del movimento.
Oggi la sinistra torna a dividersi ulteriormente. Fra qualche giorno i congressi dei Ds e della Margherita avvieranno la fase che dovrebbe portare alla nascita del Partito democratico. Una scelta in cui non si riconoscerà la componente di sinistra dei Democratici di sinistra. Tutto fa prevedere una nuova scissione. Il dibattito interno a Rifondazione manifesta nuove disponibilità ad una ricomposizione a sinistra , sempre più urgente, ma al tempo stesso non è privo di tensioni. Significative le critiche mosse , dopo il voto sulla missione in Afghanistan, da settori dei movimenti pacifisti e altermondialisti. Ne è una testimonianza l'assemblea della Sinistra critica svoltasi all'insegna della parola d'ordine "Incompatibili alla guerra".
Si tratta di dinamiche politiche e sociali rispetto alle quali non si può essere indifferenti per le conseguenze teoriche, culturali e organizzative che implicano.
L¹intervista di Bertinotti su "Liberazione" , le molte dichiarazioni, prese di posizione che ne sono seguite hanno riproposto l'accento sulla necessità di costruire una grande forza della sinistra. Come condizione prioritaria tutti i pronunciamenti si soffermano sulla necessità di una nuova cultura della sinistra. Si è parlato di Cantiere della sinistra, di Costituente, di Case della sinistra. Tornano temi già affrontati in anni passati ma rimasti sospesi fra enunciazioni e sperimentazioni, fra dichiarazioni di disponibilità e rigidità ideologiche o di appartenenza . Vediamo con favore l'aprirsi di una nuova fase. Non sottovalutiamo il permanere di resistenze e incertezze . L¹obiettivo di una grande Sinistra non ci è estraneo. La Casa delle culture, nella sua autonomia, intende essere un luogo di questa discussione. Protagonista di elaborazione e riflessione. Contribuirvi con la sua peculiarità, al di là degli esiti concreti che si realizzeranno, al di là delle scelte che matureranno nelle singole forze politiche e nei loro rapporti.
Molte sono le ipotesi di lavoro che possiamo formulare in tale direzione.
Schematicamente :
1 Un primo asse portante del nostro programma potrebbe consistere in un bilancio critico della Sinistra a partire dall' 89. Un'operazione "Verità" che affronti l'insieme delle sue vicende ( partiti conflitti movimenti teorie ) in relazione agli sviluppi di quella che più o meno propriamente e stata definita la " transizione italiana". Evitando ogni enfasi di parte riflettere su come le varie culture della sinistra hanno fronteggiato e dato risposte adeguate alla crisi italiana, ai mutamenti del paese, alle dinamiche sociali ed economiche. Individuando i nodi cruciali che ancora oggi si riflettono nelle divisioni che la attraversano e su cui è necessario confrontarsi.
2 La dimensione europea come secondo asse possibile. Nel dibattito in corso nei partiti sentiamo parlare di Internazionale socialista di Sinistra europea , indistintamente di socialismo e di comunismo. Giustamente ogni cultura politica attuale non può prescindere dall'orizzonte europeo ma in primo luogo dobbiamo chiederci quale idea abbiamo dell¹Europa e cosa sono oggi in Europa le varie famiglie politiche. Interrogarci sulle vittorie e sulle sconfitte dei partiti socialisti. Andare in profondità senza facili e momentanei innamoramenti di sapore provinciale.
3 Non separabile dai primi due il tema della pace e della guerra. Il tema evoca questioni di principio irrinunciabili e questioni politiche di prima grandezza. Pone in causa il pensiero lungo della non violenza e la sua applicazione concreta.
4 - Da questi assi principali , da tradurre in precisi moduli di iniziativa cicli seminariali, laboratori , discussioni su materiali particolarmente significativi scaturisce il temario fondamentale su cui potremmo cimentarci, attraversando l'insieme del nostro programma.
Nominare per approfondire. Il lessico della politica è pieno di espressioni come : crisi della rappresentanza, partecipazione, movimenti, autonomia dei movimenti o per converso partiti che dicono di praticare internità ai movimenti, governo e conflitti, democrazia e diritti, lavoro, culture di genere, ambientalismo, globalizzazione. Il contributo che possiamo dare è uscire dalla genericità dei luoghi comuni dare senso a queste parole, declinarle nei loro molti significati e concorrere a farle divenire cultura della politica.
Quindi prospettare , per quanto in modo interlocutorio, problematico , risposte. Progettualizzare. Non si da cultura politica senza progetto. Essere nel presente senza essere schiacciati dal contingente, sollecitare la politica ai pensieri lunghi, gli unici che , per una sinistra degna di questo nome, possono dare anima alla buona politica e non alla pura governabilità, al mero amministrare .
Il come e con chi lo decideremo insieme.
Auspichiamo che questi accenni di programma vedano parimenti impegnati , senza alcuna gerarchia di sorte , dirigenti e militanti organici alla politica e i "senza appartenenza" , i tanti che oggi non si riconoscono in nessuna forza politica e persino nella politica generalmente intesa. La prima ragione della crisi della politica è la sua incapacità ad ascoltare il sapere sociale.
La stagione dei movimenti di massa non ha affatto arrestato la propria onda. Superati i momenti di enorme visibilità, ha sedimentato nelle singole persone e solo in parte nel corpo di alcune forze politiche esigenze, competenze, sensibilità, progettualità, capacità di reimmettersi in condizioni di conflittualità. Le reti di relazioni sopravvivono alle lacerazioni contingenti, prevale, anche se in maniera carsica la disponibilità all¹ascolto rispetto alla volontà di erigere muri. Sono i popoli della pace, delle lotte per un lavoro migliore e contro la precarietà, quelli che rifiutano i dissesti ambientali provocati dalle grandi opere e quelli che si occupano della difesa dei diritti negati (sociali, civili e politici) ad essere massa critica molto più ricettiva delle leadership espresse da forze sociali, politiche, sindacali o da organizzazioni di movimento. Si tratta di forme nuove e inesplorate di approccio al discorso della politica. Forme il cui rapporto con i soggetti politici che oggi governano la rappresentanza oscilla fra diffidenze, attriti, critiche, accettazioni passive. In una parola ripensare la dimensione della Politica.
5 Infine senza alcuna sovrapposizione o identificazione con la pecularietà della associazione riproponiamo alle forze politiche della sinistra e ai movimenti romani la costituzione della ³Casa delle Sinistra² , luogo nel quale si possa sperimentare su contenuti e iniziative comuni le forme più idonee per oltrepassare la loro attuale frammentazione.
Nella metropoli
"Basta aprire gli occhi per accorgersi che all¹interno della città convivono numerose sotto- città popolate di nullatenenti, disoccupati, clandestini, inabili, sbandati, drogati, alcolizzati, senza fissa dimora....² Così Affermava monsignor Di Liegro al convegno sui mali di Roma del 1974.
Sono trascorsi 33 anni da quel convegno, due anni dopo ebbe vita la prima giunta di sinistra guidata da Argan e poi da Petroselli. 17 anni dal 1993 , quando il centro- sinistra è tornato al governo della città , due mandati con Rutelli sindaco e ora il secondo mandato di Veltroni. Molte cose sono cambiate eppure quella denuncia resta attuale. Il recente documento di Padre Roberto Sardelli e dei suoi alunni ne è una conferma. Così come le molte emergenze che segnano la città. I titoli li conosciamo: l'emergenza casa, l'immigrazione, l'ambiente, il precariato, il degrado di alcuni quartieri. E altre ancora.
La pubblicistica è piena di riflessioni sul cosiddetto "modello Roma" . Prima dell¹ultima campagna elettorale la rivista ItalianiEuropei vi ha dedicato un numero speciale. Il governo della capitale presentato alla stregua di un modello da esportare all¹intero paese. Note altresì le critiche. Un eco recente nello scambio di lettere fra Piero Sansonetti e Valter Veltroni su "Liberazione".
Per quanto ci riguarda , in molte occasioni ci siano cimentati su questo argomento. Ne abbiamo discusso affrontando le questioni connesse al piano regolatore, al decentramento, ai limiti delle attuali forme di partecipazione. Senza misconoscere alcuni risultati conseguiti l¹enfasi sul "modello Roma" non ci convince.
Tuttavia occorre ammettere che nonostante gli spunti, le suggestioni , le critiche , si registra l¹assenza di un compiuto progetto alternativo. Frammenti di progetto più che "progetto". La nostra sfida deve consistere nel dare un contributo in questa direzione.
Nessuna presunzione, infatti per concorrere a questo obiettivo è necessario entrare in rete con le tante esperienze in corso, socializzare le numerose vertenze in atto , dare voce ai tanti soggetti senza voce, aprire un confronto serrato e critico con le forze istituzionali e politiche. Conoscere di più, discutere insieme, ascoltare, proporre.
Un progetto "altro" di città può nascere solo dando unitarietà politico culturale al molto che movimenti urbani e sociali, reti solidali presenti nella città hanno prodotto. Un patrimonio ricco di idee e proposte. Il lavoro del gruppo di "Transform Italia" del 2005 ci offre un'articolata "mappa dei conflitti", legati al lavoro, all'immigrazione, alle occupazioni di case. Una delle molteplici testimonianze dei fermenti che attraversano la città. Possiamo citare l'elaborazione dei gruppi dell'altra economia, dei numerosi laboratori di quartiere, associazioni culturali e ambientalistiche. Importanti le sperimentazioni condotte in alcuni Municipi.
Si tratta di una progettualità diffusa troppo spesso relegata a livello di negoziazione particolaristica , in qualche caso dagli stessi soggetti associativi , ma prima ancora per volontà istituzionale e politica. Effetto e conseguenza del cosiddetto "buonismo" veltroniano , ma anche per le ambiguità che caratterizzano lo stesso rapporto fra sinistra politica e sociale. Considerazioni che chiamano in causa l¹efficacia dei modelli partecipativi in atto, i meccanismi decisionali, le forme della rappresentanza e i rischi di elettoralismo e clientelismo che pervadono ormai anche la Sinistra politica e lambiscono aree non marginali di movimento.
La proposta che avanziamo è semplice e al tempo stesso impegnativa. Le discussioni a cui ci siamo richiamati hanno evidenziato i temi principali su cui concentrare la nostra attenzione Fra gli amici della Casa delle culture , ci auguriamo, da oggi soci, sono presenti molte competenze. Fra poco sarà in libreria un testo collettivo su Roma scritto da alcuni di loro. I saggi che lo compongono spaziano su vari argomenti, dall¹analisi dei progetti delle prime giunte di sinistra ai problemi posti dal recente Prg ; dalle questioni ambientali ai temi del lavoro e dell'occupazione. Per ammissione degli stessi autori non tutto è stato affrontato per esempio i temi della cultura, punto di forza del modello Veltroniano ma anche esposto a molte osservazioni critiche , e altri aspetti decisivi il decentramento e le forme strutturali del governo cittadino. Oltre alla ovvia presentazione del libro, questo lavoro collettivo si presta alla ideazione di un vero e proprio Laboratorio tematico a cui chiamare a partecipare soggetti diversi con particolare riferimento ai soggetti già impegnati in situazioni territoriali e in vertenze cittadine.
Come seconda proposta , in parte contenuta nell¹idea di laboratorio, avviare una indagine , a cui abbiamo già parzialmente iniziato a lavorare, sui Poteri a Roma. Una analisi strutturale sui poteri immobiliari, finanziari, comunicativi, culturali, politici. Detto in altre parole chi "comanda davvero a Roma. "
Uno "spazio pubblico" per la Città
La Casa delle Culture deve essere per Roma un luogo in cui si ricompongono memorie collettive e si ricostruisce la storia della città a partire dai suoi bisogni materiali e immateriali, dai suoi spazi concreti abitati da chi si ostina a ricostruire relazioni umane. Deve divenire capace di intercettare vertenze e forme di aggregazione anche informale che richiedono possibilità di esprimersi e di confrontarsi, di costruire un "pubblico" multiplo e poliedrico a partire dall'idea di essere "spazio pubblico". Valorizzando le esperienze teatrali che negli ultimi anni si sono realizzate, farsi animatrice e produttrice di un teatro nuovo più vicino ai giovani e che restituisce centralità allo spettatore. Aprirsi ad ulteriori opportunità derivanti da attività seminariali, corsi di formazione e/o di autoformazione. Immaginare percorsi di ricerca che parlino della città e che alla città siano capaci di rivolgersi. Rapportarsi con le istituzioni locali mantenendo la propria autonomia critica costruendo interlocuzioni partecipate, trasparenti e propositive. Dare voce, formare ed operare per estendere la Cittadinanza attiva.
Una "Casa" ospitale per tutti e al tempo stesso capace di fare Rete , di ascoltare domande nuove, recepire istanze inedite, fare cultura nel senso più alto del termine come sguardo critico sul presente ma anche di fornire risposte non nella statica definizione dei ruoli e delle gerarchie ma nella dinamica complessa e spesso caleidoscopica articolazione con cui si possono conquistare sempre maggiori spazi di democrazia reale.
Molto dipenderà dalla disponibilità di tutti coloro che vorranno concorrere a questa prova associandosi e dando il loro contributo di idee, sapere, relazioni. Decisiva al tempo stesso sarà la questione sede. Va superata attraverso una regolare assegnazione la fase di precarietà che abbiamo attraversato a partire dal 94, anno in cui ci siamo trasferiti negli attuali locali. Occorre che gli impegni assunti pubblicamente nelle sedi istituzionali si traducano presto in fatti concreti.
La sede deve essere resa fruibile in migliori condizioni ambientali, e divenire luogo gradevole e confortevole per tutti gli eventi che ospita e organizza. Sarà questa l'unica fondamentale forma di sostegno che la "Casa delle Culture" cercherà di ottenere come intervento economico, una richiesta di sostegno che non ne metta in discussione minimamente la propria autonomia progettuale. Interventi da definire al più presto: è auspicabile che mediante un accordo fra Regione e Comune si possa giungere entro la stagione estiva alla realizzazione, almeno parziale di alcuni lavori necessari alla ripresa delle attività a settembre.
Sarà questa la verifica dell'interesse reale del comune e della regione al ruolo storico della casa delle culture di Roma e di quello che può rappresentare per la città.
Nelle ultime Assemblee pubbliche abbiamo deciso di avviare una nuova fase della vita della Casa delle culture. Determinare le condizioni per dare maggiore continuità alle nostre molteplici attività, sollecitare tutti coloro che , nel corso degli anni, vi hanno partecipato e concorso, a condividerne l¹ ideazione e la promozione. Un passaggio che intendiamo affrontare a partire da quello che la Casa delle culture ha rappresentato e rappresenta nella realtà cittadina e al tempo stesso misurandoci e relazionandoci con il contesto associativo, sociale , politico e istituzionale romano e nazionale.
La proposta di tesseramento che abbiamo avanzato non è una scelta meramente organizzativa ne sottintende l¹idea di dare alla Casa delle culture la fisionomia di un gruppo identitario. Al contrario vuole rendere protagonisti tante amiche e amici di una esperienza che si è sempre più caratterizzata come uno "spazio pubblico", aperto e plurale. Coinvolgere davvero, chiamare a decidere, a partecipare significa anche dare una forma , costruire specifici ambiti di discussione e di decisione, per questo indichiamo un preciso percorso : dare avvio al tesseramento 2oo7 e promuovere per l¹autunno- inverno di quest'anno l'assemblea dei soci per aggiornare, se necessario , lo Statuto dell¹associazione che ormai risale al 1984, e decidere le varie cariche associative.
Il dibattito svolto nelle assemblee ha posto diverse questioni. Le finalità dell'associazione : le caratteristiche del tesseramento; il programma ; il contesto nel quale dobbiamo svolgere la nostra attività.
Il gruppo di coordinamento che sinora ha gestito la Casa delle culture, avvalendosi di nuovi contributi , ne ha discusso approfonditamente e cercato di sintetizzare alcune linee programmatiche di fondo. Un primo lavoro che va ulteriormente precisato e arricchito avvalendosi di molti contributi e con le iniziative che svolgeremo in vista dell'Assemblea dei soci dell'autunno- inverno.
Tre gli assi di questa prima discussione:
1) la natura dell'associazione e le sue finalità ;
2) il ruolo della Casa delle culture nel dibattito sulla cultura della sinistra;
3) il suo ruolo nel contesto culturale, politico, sociale della città.
L'associazione e le finalità
La Casa delle culture di Roma impronta la sua attività e le sue modalità associative all¹esperienza della Casa della cultura , nata nel 1962, e alla sua successiva modificazione in Casa delle culture. Esperienze che nel corso degli anni , pur mantenendo le originarie peculiarità , hanno cercato di modellarsi e interpretare i mutamenti intervenuti nel campo vasto delle culture della sinistra, politica e sociale, nel rapporto fra intellettualità e impegno civile.
Con la stessa denominazione di Casa delle culture, assunta nel 1993, si è voluto sottolineare il carattere plurale dell'associazione : uno "spazio pubblico " aperto al confronto, al dialogo e alla contaminazione fra culture ed esperienze soggettive e collettive diverse. Tutto ciò per contribuire attraverso le sue attività a far crescere un punto di vista critico rispetto ai modelli liberisti e ai fenomeni della globalizzazione. Per contribuire a una consapevole partecipazione alla vita pubblica e allo sviluppo di una democrazia per e di tutti , in particolare per i soggetti più vulnerabili.
Queste premesse definiscono le le finalità dell'associazione, che possono essere così riassunte:
a) favorire il rapporto fra intellettuali, intellettualità diffusa , impegno civile e pratiche politiche;
b) sviluppare un dialogo permanente e proficuo fra tutte le culture che oggi si confrontano nella sinistra, politica, sociale di movimento;
c) dare voce a tutte le forme di esclusione o di marginalizzazione ;
d) promuovere e diffondere significative esperienze prodotte nei vari campi delle manifestazioni culturali e artistiche, con particolare riferimento alla sperimentazione, ai giovani artisti e operatori culturali.
L¹associazione ha carattere cittadino e nazionale, è composta da soci singoli , indipendentemente dalla loro appartenenza a partiti, associazioni e movimenti. L¹associazione deve essere agita e percepita come uno "Spazio pubblico" , aperto e partecipato. Autonoma sia dai partiti che da altre forme associative organizzate. Autonoma ma non indifferente ai partiti, al loro dibattito e alla loro riforma come parte integrante della riforma più generale della politica.
L¹attività della Casa delle culture è fondata principalmente sul volontariato e sull¹autofinanziamento. Le fonti del sostegno economico all¹associazione sono: le quote associative ; le sottoscrizioni ; le attività teatrali ; l'ospitalità offerta a partiti, associazioni, movimenti, case editrici, ecc. Tutti i soci , compatibilmente ai loro impegni , possono e debbono contribuire all'attività quotidiana della Casa delle culture, alla formulazione di specifiche proposte di iniziativa corredate da idoneo progetto di autofinanziamento e a costruire un'ampia rete di relazioni attorno all' associazione.
Le attività della Casa delle culture possono essere così schematizzate:
a) diffusione e promozione delle attività culturali, teatro, mostre, eventi
b) presentazione di libri;
c) convegni, dibattiti, forum;
d) corsi di formazione, laboratori, gruppi di studio ;
e) iniziative tematiche ;
f) partecipazione e/o collaborazione con altre associazioni;
g) ospitalità.
I programmi annuali sono decisi dall¹assemblea dei soci , la loro gestione è affidata ad un comitato esecutivo . Le decisioni sono ispirate alla ricerca del consenso. Il comitato esecutivo si avvale e promuove specifici gruppi di lavoro; comitati scientifici e tutte le forme che possono concorrere alla piena valorizzazione delle competenze e soggettività interne ed esterne all¹associazione. Un apposito gruppo di lavoro dovrà seguire il rapporto con associazioni e movimenti presenti nella città, questo per costruire insieme una rete di relazioni, ipotizzare collaborazioni, proporre e attuare coproduzione di iniziative.
La cultura della Sinistra
La Casa delle culture , sin dalla sua origine nel 1962, è parte integrante della più generale storia della sinistra , anzi da sempre dell¹insieme delle sinistre. Vi ha partecipato con la sua specificità attraversandone le varie stagioni, il suo divenire , le sue mutazioni. Lacerazioni dolorose , fratture e scomposizioni politiche non hanno fatto mai venir meno i suoi compiti primari : mantenere vivo il confronto e il dialogo fra diverse opzioni politiche , prestando attenzione al nuovo che emergeva nella sinistra politica e sociale. Sollecitare la riflessione e il dibattito senza rimanere imprigionati nella mera registrazione della geografia in cui si articolavano e si dividevano le forze politiche della sinistra.
Di questi percorsi attraversamenti è testimonianza il nostro Archivio. Gli anni della fondazione , il primo centro- sinistra , il Comitato contro la guerra del Vietnam, l¹impegno degli intellettuali romani nella battaglia antifascista, l¹esplosione del movimento studentesco , gli anni Settanta , le lotte operaie a Roma, lo scontro fra il Pci di Berlinguer e il Psi di Craxi, e infine l¹ 89 con tutto ciò che quella data ha comportato nella vicenda delle sinistre. Documenti che formano non solo un patrimonio storico da sistematizzare e arricchire ma Memoria della città , della sinistra, degli intellettuali romani e del loro impegno. C'è da augurarsi che si formi uno specifico gruppo di soci che lavori a questa ricostruzione.
In ogni fase di questo lungo e accidentato percorso, fatto di risultati ma anche di sconfitte , di appuntamenti esaltanti e di momenti difficili, la Casa delle culture ha guardato al campo vasto della sinistra senza schematismi d¹appartenenza , senza semplicistiche riduzioni ( come massimalismo- riformismo, governo-conflitti, partiti- movimenti e via dicendo ) , bensì alla sua complessa articolazione . La Sinistra senza aggettivi. Un mosaico pluriforme, un arcipelago in continua e perenne mutazione in cui di volta in volta hanno fatto irruzione attori diversi: soggetti politici e sociali, intellettuali, movimenti per loro stessa natura eterogenei, eresie di pensiero e di prassi che troppo spesso si sono arenati in processi di costruzione di identità chiuse, in organismi protesi a escludere più che a includere. La sbandierata "contaminazione", usata in tanti documenti politici, si è spesso tradotta in ambiguo eclettismo o in nuove autoreferenzialità piuttosto che inventare una nuova e più alta forma di ricomposizione plurale e di diversi.
E¹ stata la consapevolezza della ricchezza e pluralità delle culture che , nonostante la crisi della politica e la vittoria del neoliberismo, si erano manifestate nel corso della temperie degli anni Ottanta , non riassumibili nella nuova configurazione che assumeva la sinistra politica con la nascita del Pds e di Rifondazione comunista a determinare la nuova forma assunta dalla Casa della culture nel 1992-93.
Alla forma simbolica , contenuta nel cambio di denominazione Casa delle culture, si è unito un atto di forte discontinuità: la totale autonomia finanziaria e organizzativa dalle forze politiche della sinistra. Autonomia come sguardo critico, oltre ogni bandiera di parte. Autonomia come domanda costante sui confini della Sinistra, molto più estesi delle sue espressioni partitiche e non identificabili solo nei movimenti che ad essa si richiamano. Autodeterminarsi quindi come spazio aperto e pubblico in cui tutte le istanze delle sinistre potessero avere diritto di cittadinanza.
Gli stessi uomini e donne che nel corso degli anni ne hanno garantito, con lavoro volontario, la sopravvivenza e la continuità, hanno immesso le proprie culture di provenienza e hanno accettato e incrementato la logica perenne del mettere in discussione l¹esistente, dell¹evidenziare nodi critici, del cercare di affrontare sia questioni di carattere generale sia vertenze e conflitti locali, con uno spirito plurale e non prevenuto.
Un laboratorio del pensare e dell'agire culturale, politico , artistico, sociale, nel tentativo di affrontare gli scenari che via via si aprivano , utilizzando categorie non percorse, sperimentando e provando a sedimentare l'idea mai statica di identità aperte e in perenne ridefinizione. Un tentativo, sia pure molto informale, di democrazia consensuale come presupposto di quel bisogno di democrazia partecipata anche nella gestione di uno spazio pubblico che ha trovato la sua massima espressione da Seattle in poi e nelle varie stagioni dei movimenti. Determinare con il metodo del consenso le proprie attività, prestare attenzione e capacità di ascolto alle proposte che arrivano da quella intellettualità sommersa e spesso non considerata, nella convinzione che le varie forme artistico culturali e le culture delle sinistre hanno diverse e complesse modalità espressive.
Dopo gli anni dell¹opposizione al berlusconismo, nonostante le imponenti manifestazioni, l'enfasi sul popolo delle primarie , si è riusciti ad ottenere una risicata vittoria della coalizione di centro-sinistra . Oggi assistiamo al procedere difficile, ansimante del governo Prodi . Deluse molte delle speranze accesse dalla stagione dei movimenti. Molte questioni poste restano aperte e persino suscettibili di ulteriori arretramenti. Molte questioni non affrontate compiutamente in sede programmatica si ripresentano con tutta la loro acutezza . Lo sfondo preoccupante resta la crisi della politica con tutte le sue declinazioni , dagli aspetti istituzionali alla vita dei partiti, dalle vicende economiche agli scenari mondiali. Nodo cruciale la politica estera in particolare il grande tema della Pace, su cui si registra una vera e propria rottura fra governo, forze della sinistra e settori non marginali del movimento.
Oggi la sinistra torna a dividersi ulteriormente. Fra qualche giorno i congressi dei Ds e della Margherita avvieranno la fase che dovrebbe portare alla nascita del Partito democratico. Una scelta in cui non si riconoscerà la componente di sinistra dei Democratici di sinistra. Tutto fa prevedere una nuova scissione. Il dibattito interno a Rifondazione manifesta nuove disponibilità ad una ricomposizione a sinistra , sempre più urgente, ma al tempo stesso non è privo di tensioni. Significative le critiche mosse , dopo il voto sulla missione in Afghanistan, da settori dei movimenti pacifisti e altermondialisti. Ne è una testimonianza l'assemblea della Sinistra critica svoltasi all'insegna della parola d'ordine "Incompatibili alla guerra".
Si tratta di dinamiche politiche e sociali rispetto alle quali non si può essere indifferenti per le conseguenze teoriche, culturali e organizzative che implicano.
L¹intervista di Bertinotti su "Liberazione" , le molte dichiarazioni, prese di posizione che ne sono seguite hanno riproposto l'accento sulla necessità di costruire una grande forza della sinistra. Come condizione prioritaria tutti i pronunciamenti si soffermano sulla necessità di una nuova cultura della sinistra. Si è parlato di Cantiere della sinistra, di Costituente, di Case della sinistra. Tornano temi già affrontati in anni passati ma rimasti sospesi fra enunciazioni e sperimentazioni, fra dichiarazioni di disponibilità e rigidità ideologiche o di appartenenza . Vediamo con favore l'aprirsi di una nuova fase. Non sottovalutiamo il permanere di resistenze e incertezze . L¹obiettivo di una grande Sinistra non ci è estraneo. La Casa delle culture, nella sua autonomia, intende essere un luogo di questa discussione. Protagonista di elaborazione e riflessione. Contribuirvi con la sua peculiarità, al di là degli esiti concreti che si realizzeranno, al di là delle scelte che matureranno nelle singole forze politiche e nei loro rapporti.
Molte sono le ipotesi di lavoro che possiamo formulare in tale direzione.
Schematicamente :
1 Un primo asse portante del nostro programma potrebbe consistere in un bilancio critico della Sinistra a partire dall' 89. Un'operazione "Verità" che affronti l'insieme delle sue vicende ( partiti conflitti movimenti teorie ) in relazione agli sviluppi di quella che più o meno propriamente e stata definita la " transizione italiana". Evitando ogni enfasi di parte riflettere su come le varie culture della sinistra hanno fronteggiato e dato risposte adeguate alla crisi italiana, ai mutamenti del paese, alle dinamiche sociali ed economiche. Individuando i nodi cruciali che ancora oggi si riflettono nelle divisioni che la attraversano e su cui è necessario confrontarsi.
2 La dimensione europea come secondo asse possibile. Nel dibattito in corso nei partiti sentiamo parlare di Internazionale socialista di Sinistra europea , indistintamente di socialismo e di comunismo. Giustamente ogni cultura politica attuale non può prescindere dall'orizzonte europeo ma in primo luogo dobbiamo chiederci quale idea abbiamo dell¹Europa e cosa sono oggi in Europa le varie famiglie politiche. Interrogarci sulle vittorie e sulle sconfitte dei partiti socialisti. Andare in profondità senza facili e momentanei innamoramenti di sapore provinciale.
3 Non separabile dai primi due il tema della pace e della guerra. Il tema evoca questioni di principio irrinunciabili e questioni politiche di prima grandezza. Pone in causa il pensiero lungo della non violenza e la sua applicazione concreta.
4 - Da questi assi principali , da tradurre in precisi moduli di iniziativa cicli seminariali, laboratori , discussioni su materiali particolarmente significativi scaturisce il temario fondamentale su cui potremmo cimentarci, attraversando l'insieme del nostro programma.
Nominare per approfondire. Il lessico della politica è pieno di espressioni come : crisi della rappresentanza, partecipazione, movimenti, autonomia dei movimenti o per converso partiti che dicono di praticare internità ai movimenti, governo e conflitti, democrazia e diritti, lavoro, culture di genere, ambientalismo, globalizzazione. Il contributo che possiamo dare è uscire dalla genericità dei luoghi comuni dare senso a queste parole, declinarle nei loro molti significati e concorrere a farle divenire cultura della politica.
Quindi prospettare , per quanto in modo interlocutorio, problematico , risposte. Progettualizzare. Non si da cultura politica senza progetto. Essere nel presente senza essere schiacciati dal contingente, sollecitare la politica ai pensieri lunghi, gli unici che , per una sinistra degna di questo nome, possono dare anima alla buona politica e non alla pura governabilità, al mero amministrare .
Il come e con chi lo decideremo insieme.
Auspichiamo che questi accenni di programma vedano parimenti impegnati , senza alcuna gerarchia di sorte , dirigenti e militanti organici alla politica e i "senza appartenenza" , i tanti che oggi non si riconoscono in nessuna forza politica e persino nella politica generalmente intesa. La prima ragione della crisi della politica è la sua incapacità ad ascoltare il sapere sociale.
La stagione dei movimenti di massa non ha affatto arrestato la propria onda. Superati i momenti di enorme visibilità, ha sedimentato nelle singole persone e solo in parte nel corpo di alcune forze politiche esigenze, competenze, sensibilità, progettualità, capacità di reimmettersi in condizioni di conflittualità. Le reti di relazioni sopravvivono alle lacerazioni contingenti, prevale, anche se in maniera carsica la disponibilità all¹ascolto rispetto alla volontà di erigere muri. Sono i popoli della pace, delle lotte per un lavoro migliore e contro la precarietà, quelli che rifiutano i dissesti ambientali provocati dalle grandi opere e quelli che si occupano della difesa dei diritti negati (sociali, civili e politici) ad essere massa critica molto più ricettiva delle leadership espresse da forze sociali, politiche, sindacali o da organizzazioni di movimento. Si tratta di forme nuove e inesplorate di approccio al discorso della politica. Forme il cui rapporto con i soggetti politici che oggi governano la rappresentanza oscilla fra diffidenze, attriti, critiche, accettazioni passive. In una parola ripensare la dimensione della Politica.
5 Infine senza alcuna sovrapposizione o identificazione con la pecularietà della associazione riproponiamo alle forze politiche della sinistra e ai movimenti romani la costituzione della ³Casa delle Sinistra² , luogo nel quale si possa sperimentare su contenuti e iniziative comuni le forme più idonee per oltrepassare la loro attuale frammentazione.
Nella metropoli
"Basta aprire gli occhi per accorgersi che all¹interno della città convivono numerose sotto- città popolate di nullatenenti, disoccupati, clandestini, inabili, sbandati, drogati, alcolizzati, senza fissa dimora....² Così Affermava monsignor Di Liegro al convegno sui mali di Roma del 1974.
Sono trascorsi 33 anni da quel convegno, due anni dopo ebbe vita la prima giunta di sinistra guidata da Argan e poi da Petroselli. 17 anni dal 1993 , quando il centro- sinistra è tornato al governo della città , due mandati con Rutelli sindaco e ora il secondo mandato di Veltroni. Molte cose sono cambiate eppure quella denuncia resta attuale. Il recente documento di Padre Roberto Sardelli e dei suoi alunni ne è una conferma. Così come le molte emergenze che segnano la città. I titoli li conosciamo: l'emergenza casa, l'immigrazione, l'ambiente, il precariato, il degrado di alcuni quartieri. E altre ancora.
La pubblicistica è piena di riflessioni sul cosiddetto "modello Roma" . Prima dell¹ultima campagna elettorale la rivista ItalianiEuropei vi ha dedicato un numero speciale. Il governo della capitale presentato alla stregua di un modello da esportare all¹intero paese. Note altresì le critiche. Un eco recente nello scambio di lettere fra Piero Sansonetti e Valter Veltroni su "Liberazione".
Per quanto ci riguarda , in molte occasioni ci siano cimentati su questo argomento. Ne abbiamo discusso affrontando le questioni connesse al piano regolatore, al decentramento, ai limiti delle attuali forme di partecipazione. Senza misconoscere alcuni risultati conseguiti l¹enfasi sul "modello Roma" non ci convince.
Tuttavia occorre ammettere che nonostante gli spunti, le suggestioni , le critiche , si registra l¹assenza di un compiuto progetto alternativo. Frammenti di progetto più che "progetto". La nostra sfida deve consistere nel dare un contributo in questa direzione.
Nessuna presunzione, infatti per concorrere a questo obiettivo è necessario entrare in rete con le tante esperienze in corso, socializzare le numerose vertenze in atto , dare voce ai tanti soggetti senza voce, aprire un confronto serrato e critico con le forze istituzionali e politiche. Conoscere di più, discutere insieme, ascoltare, proporre.
Un progetto "altro" di città può nascere solo dando unitarietà politico culturale al molto che movimenti urbani e sociali, reti solidali presenti nella città hanno prodotto. Un patrimonio ricco di idee e proposte. Il lavoro del gruppo di "Transform Italia" del 2005 ci offre un'articolata "mappa dei conflitti", legati al lavoro, all'immigrazione, alle occupazioni di case. Una delle molteplici testimonianze dei fermenti che attraversano la città. Possiamo citare l'elaborazione dei gruppi dell'altra economia, dei numerosi laboratori di quartiere, associazioni culturali e ambientalistiche. Importanti le sperimentazioni condotte in alcuni Municipi.
Si tratta di una progettualità diffusa troppo spesso relegata a livello di negoziazione particolaristica , in qualche caso dagli stessi soggetti associativi , ma prima ancora per volontà istituzionale e politica. Effetto e conseguenza del cosiddetto "buonismo" veltroniano , ma anche per le ambiguità che caratterizzano lo stesso rapporto fra sinistra politica e sociale. Considerazioni che chiamano in causa l¹efficacia dei modelli partecipativi in atto, i meccanismi decisionali, le forme della rappresentanza e i rischi di elettoralismo e clientelismo che pervadono ormai anche la Sinistra politica e lambiscono aree non marginali di movimento.
La proposta che avanziamo è semplice e al tempo stesso impegnativa. Le discussioni a cui ci siamo richiamati hanno evidenziato i temi principali su cui concentrare la nostra attenzione Fra gli amici della Casa delle culture , ci auguriamo, da oggi soci, sono presenti molte competenze. Fra poco sarà in libreria un testo collettivo su Roma scritto da alcuni di loro. I saggi che lo compongono spaziano su vari argomenti, dall¹analisi dei progetti delle prime giunte di sinistra ai problemi posti dal recente Prg ; dalle questioni ambientali ai temi del lavoro e dell'occupazione. Per ammissione degli stessi autori non tutto è stato affrontato per esempio i temi della cultura, punto di forza del modello Veltroniano ma anche esposto a molte osservazioni critiche , e altri aspetti decisivi il decentramento e le forme strutturali del governo cittadino. Oltre alla ovvia presentazione del libro, questo lavoro collettivo si presta alla ideazione di un vero e proprio Laboratorio tematico a cui chiamare a partecipare soggetti diversi con particolare riferimento ai soggetti già impegnati in situazioni territoriali e in vertenze cittadine.
Come seconda proposta , in parte contenuta nell¹idea di laboratorio, avviare una indagine , a cui abbiamo già parzialmente iniziato a lavorare, sui Poteri a Roma. Una analisi strutturale sui poteri immobiliari, finanziari, comunicativi, culturali, politici. Detto in altre parole chi "comanda davvero a Roma. "
Uno "spazio pubblico" per la Città
La Casa delle Culture deve essere per Roma un luogo in cui si ricompongono memorie collettive e si ricostruisce la storia della città a partire dai suoi bisogni materiali e immateriali, dai suoi spazi concreti abitati da chi si ostina a ricostruire relazioni umane. Deve divenire capace di intercettare vertenze e forme di aggregazione anche informale che richiedono possibilità di esprimersi e di confrontarsi, di costruire un "pubblico" multiplo e poliedrico a partire dall'idea di essere "spazio pubblico". Valorizzando le esperienze teatrali che negli ultimi anni si sono realizzate, farsi animatrice e produttrice di un teatro nuovo più vicino ai giovani e che restituisce centralità allo spettatore. Aprirsi ad ulteriori opportunità derivanti da attività seminariali, corsi di formazione e/o di autoformazione. Immaginare percorsi di ricerca che parlino della città e che alla città siano capaci di rivolgersi. Rapportarsi con le istituzioni locali mantenendo la propria autonomia critica costruendo interlocuzioni partecipate, trasparenti e propositive. Dare voce, formare ed operare per estendere la Cittadinanza attiva.
Una "Casa" ospitale per tutti e al tempo stesso capace di fare Rete , di ascoltare domande nuove, recepire istanze inedite, fare cultura nel senso più alto del termine come sguardo critico sul presente ma anche di fornire risposte non nella statica definizione dei ruoli e delle gerarchie ma nella dinamica complessa e spesso caleidoscopica articolazione con cui si possono conquistare sempre maggiori spazi di democrazia reale.
Molto dipenderà dalla disponibilità di tutti coloro che vorranno concorrere a questa prova associandosi e dando il loro contributo di idee, sapere, relazioni. Decisiva al tempo stesso sarà la questione sede. Va superata attraverso una regolare assegnazione la fase di precarietà che abbiamo attraversato a partire dal 94, anno in cui ci siamo trasferiti negli attuali locali. Occorre che gli impegni assunti pubblicamente nelle sedi istituzionali si traducano presto in fatti concreti.
La sede deve essere resa fruibile in migliori condizioni ambientali, e divenire luogo gradevole e confortevole per tutti gli eventi che ospita e organizza. Sarà questa l'unica fondamentale forma di sostegno che la "Casa delle Culture" cercherà di ottenere come intervento economico, una richiesta di sostegno che non ne metta in discussione minimamente la propria autonomia progettuale. Interventi da definire al più presto: è auspicabile che mediante un accordo fra Regione e Comune si possa giungere entro la stagione estiva alla realizzazione, almeno parziale di alcuni lavori necessari alla ripresa delle attività a settembre.
Sarà questa la verifica dell'interesse reale del comune e della regione al ruolo storico della casa delle culture di Roma e di quello che può rappresentare per la città.
