Anno II Numero 322 del 17/11/2008

Pollice verde e indice d'ascolto

11 febbraio  2008 ore 17,00

Alessio Marri - Francesco De Carlo - Antonio Conte


Come e quanto si parla di ambiente nei telegiornali del servizio pubblico? In che modo i cittadini vengono informati sull'emergenza climatica in corso? E soprattutto quali sono le principali notizie con i quali i tg Rai intrattengono gli spettatori?

locandina POLLLICE VERDE E INDICE D'ASCOLTO

L'associazione Megachip-democrazia nella comunicazione ha condotto un'analisi del contenuto dei tre telegiornali Rai di prime time nei giorni della conferenza organizzata dall'Onu sul problema ambientale, tenutasi a Bali dal 3 al 15 dicembre. Un monitoraggio che rivela innanzitutto la scarsa copertura dell'evento (il tg1 gli ha dedicato lo 0,69% della programmazione) e un generale disinteresse per la questione climatica. E che dimostra come ormai sia in atto una radicale trasformazione dell'informazione pubblica, sempre meno attenta alle questioni sociali e sempre più pronta a distrarre il pubblico con cronaca nera, gossip, curiosità e ovviamente le dichiarazioni degli onnipresenti uomini politici.

megachip

da il manifesto del 2/02/08 articolo di De Carlo - Marri

Anticipati i dati di una ricerca sui temi trattati dal primo telegiornale pubblico a dicembre. Per la conferenza di Bali solo 168 secondi
L'emergenza ambientale? Al Tg1 viene dopo Erba e i presepi
Francesco De Carlo - Alessio Marri

Due servizi giornalistici su duecentoquarantacinque, 168 secondi su un totale di sei ore e mezza di notizie. Nei tredici giorni della conferenza di Bali il Tg1 delle venti ha di fatto ignorato l'evento organizzato dall'Onu, dedicandogli soltanto lo 0,69% della programmazione. Numeri sconcertanti, soprattutto se si paragonano allo spazio garantito dalla testata di Gianni Riotta ad altri eventi di opinabile rilevanza sociale come ad esempio i consigli su alberi, presepi e regali natalizi (817 secondi) la prima alla Scala di Milano (236 secondi) o l'elezione della bambina più buona d'Italia, alla quale è stata riservata, oltre al servizio, un'esaustiva intervista in studio (in tutto 185 secondi).
Nel mese di febbraio verranno pubblicati i risultati del monitoraggio dei telegiornali delle tre reti Rai effettuato dall'associazione Megachip-democrazia nella comunicazione (www.megachip.info) nei giorni della conferenza in Indonesia (dal 3 al 15 dicembre), che ha riunito rappresentanti di 180 nazioni per aggiornare il trattato di Kyoto e trovare nuove soluzioni per l'emergenza climatica in atto. Nonostante la rilevanza dell'evento, il Tg1 ha scelto di trattare l'argomento soltanto in tre edizioni.
Se il Tg1 ha concesso uno spazio così irrilevante a una questione tanto importante, di che cosa ha parlato per tutto il resto del tempo? Più del 20% del totale (un'ora e mezza circa su oltre sei ore) è stato dedicato alla politica del Palazzo, per lo più affidando la cronaca alle sole dichiarazioni degli onorevoli. Più o meno lo stesso tempo dedicato alla politica viene riservato alla cronaca, all'interno della quale rientrano notizie relative al maltempo, alla criminalità, agli incidenti stradali, ma soprattutto a episodi di cronaca nera, che da sola occupa quasi il 10% dei notiziari. Interessante notare come la spettacolarizzazione della vicenda di Azouz Marzouk, a un anno di distanza dalla strage che ha distrutto la sua famiglia, abbia conquistato 371 secondi contro i 168 dedicati a Bali.
Da registrare inoltre il continuo ricorso alla cronaca rosa, al gossip e alle curiosità che vengono da tutto il mondo, dal quindicesimo compleanno degli sms al cocktail a base di oro e diamanti più caro al mondo, fino all'immancabile scambio di cuccioli tra una scrofa e una tigre, grazie al quale la suina allatta i piccoli del felino e viceversa.
Un'ultima considerazione la merita la strage avvenuta alla Thyssenkrupp di Terni nei tredici giorni osservati e che insieme allo sciopero degli autotrasportatori falsa l'entità dell'attenzione dedicata al tema del lavoro. Un evento che conferma quanto i media si rivolgano a tragedie come le morti bianche, quattro al giorno di media nel 2006, solo quando si verificano gravi incidenti come quello dell'acciaieria di Terni, che vengono raccontati con il registro della cronaca nera.
L'analisi del Tg1 ci consegna un notiziario che per rincorrere l'Auditel finisce per snaturare il proprio ruolo di servizio pubblico e trasformarsi in un prodotto ibrido che mescola informazione e intrattenimento.
A farne le spese sono principalmente le notizie di rilevanza collettiva, come l'emergenza ambientale, alle quali peraltro il contratto di servizio Rai impone di dedicare un'adeguata copertura: ma se i media televisivi non informano i cittadini delle cause del global warming e dell'urgenza di un drastico e doloroso intervento, come potremmo mai mettere mano alle soluzioni necessarie per invertire la pericolosa rotta?



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